Arte, Letteratura e Storia

Ti racconto Palermo: il Dandy che scandalizzò la città

16 Maggio 2025

” 16 Aprile 1900

Mio Caro Robbie …

Bene, tutto è andato nel migliore dei modi. Palermo, dove siamo stati 8 giorni è deliziosa. Come posizione è la più bella città del mondo, passa la vita sognando nella Conca d’oro, una valle squisita divisa tra 2 mari. I boschetti di limone e i giardini di aranci erano di una perfezione così totale che sono diventato preraffaellita e ho aborrito i comuni impressionisti …In nessun luogo, nemmeno a Ravenna, ho visto mosaici cosi. Nella cappella Palatina, che dal pavimento alla cupola è tutta d’oro, ci si sente veramente come seduti in grembo a un gran favo di miele a guardare gli angeli che cantano; e guardare gli angeli o comunque le persone che cantano è molto più simpatico che ascoltarli…Di Monreale hai sentito parlare, con i suoi chiostri e la cattedrale. Ci andavamo spesso in carrozza essendo i cocchieri ragazzi modellati nel modo più squisito. La razza si vede da loro, non dai cavalli di Sicilia.

I favoriti erano Manuele, Francesco e Salvatore. Li amavo tutti ma ricordo solo Manuele. Ho fatto anche amicizia con un giovane seminarista che abitava nella cattedrale di Palermo, con altri 11, in una stanzetta sotto il tetto, come uccelli.

Ogni giorno mi mostrava tutta la cattedrale e io mi inginocchiavo davvero davanti al massiccio sarcofago di porfido nel quale giace Federico II. È una cosa sublime, nuda e mostruosa, color sangue, e sostenuta da leoni, che hanno colto un po’ dell’ira dell’animo irrequieto del grande imperatore.

Dapprima il mio giovane amico, a nome Giuseppe Lo Verde, mi diede delle informazioni, ma il terzo giorno fui io a darne a lui e riscrissi la Storia come al solito e gli raccontai tutto del Re supremo e della sua corte di Poeti, e del terribile libro che non scrisse mai. Giuseppe aveva quindici anni ed era molto dolce. La ragione per cui era entrato nella chiesa era singolarmente medioevale. Gli chiesi perché aveva pensato di farsi chierico e come. Rispose: -” Mio padre fa il cuoco ed è poverissimo e a casa siamo in parecchi, così mi è sembrato bene che in una casetta piccola come la nostra ci fosse una bocca in meno da sfamare, perché per quanto io sia magro mangio parecchio, troppo, ahimè temo.”- Io gli dissi di consolarsi perché Dio usa spesso la povertà come mezzo per portare a Se’ la gente e la ricchezza mai, o di rado. Così Giuseppe si è consolato e io gli ho regalato un librino di devozioni, molto grazioso, contenente molte più figure che preghiere, dunque di grandissima utilità per Giuseppe che ha bellissimi occhi…

Ti mando una fotografia che ho fatto a Palermo la domenica delle Palme…

I saluti più cortesi alla tua cara madre. 

Sempre il tuo 

Oscar.”

 

Oscar Wilde, lettere

Altri Articoli