” Palermo, giovedì 5 Aprile 1787.
…
Verso sera, entrando da un piccolo negoziante sulla grande strada per comprare diverse cosucce, feci una gaia conoscenza.
Mentre ero davanti al negozio per cercare mercanzie, un leggero colpo di vento turbinando lungo la strada sollevò una polvere immensa che subito si introdusse in tutte le botteghe e finestre. – Per tutti i santi del paradiso!- Esclamai . – Di dove viene la sudiceria della vostra città? Non vi è dunque rimedio? Eppure questa strada è tanto lunga e bella da poter pareggiare col Corso di Roma. Da ambo le parti vi sono dei marciapiedi lastricati, che ogni padrone di Negozio, ogni operaio, mantiene con nettezza, scopando continuamente e spingendo tutto giù nel mezzo che diviene sempre più’ sudicio e ad ogni ventata rinvia la spazzatura prima gettata in strada. A Napoli si vedono tutti i giorni asini occupati a trasportare la spazzatura negli orti e nei campi. Non si potrebbe impiantare da voi un tale servizio o qualcosa di simile?-
Da noi le cose sono come sono.- replicò il mercante. Tutto ciò che gettiamo fuori dalla casa marcisce ammucchiata davanti alla porta. Voi vedete qui strati di paglia e di canne, di rifiuti di cucina ed ogni sorta di immondizie; tutto questo insieme si dissecca e ritorna a noi in polvere contro la quale ci difendiamo tutto il giorno. Ma guardate: le nostre scope così graziose, pulite, agili, finiscono per consumarsi e non fanno che aumentare la sudiceria davanti le case.-
…Alla mia ripetuta domanda, se non fosse stato possibile prendere un qualche provvedimento, egli rispose che fra il popolo si diceva che quelli i quali dovrebbero vigilare per la nettezza non potrebbero, essendo persone influenti ed importanti, essere costretti, forzato a fare del danaro pubblico l’impiego che dovrebbero. E vi si aggiungeva anche una circostanza particolare: togliendo quello strato d’immondizie si vedrebbe come il lastrico è ridotto in cattivo stato e ciò svelerebbe la disonestà d’un’altra amministrazione.
_ Ma queste sono delle supposizioni malevole_
In quanto a lui, era del parere di coloro i quali affermano che i nobili mantenevano questo strato morbido per le loro carrozze, onde poter fare comodamente la loro passeggiata della sera su di un suolo elastico. E poiché il brav’uomo era in vena di buonumore, mise in ridicolo anche altri abusi dell’amministrazione e mi dette la prova consolante che l’uomo conserva sempre una sufficiente gaiezza per divertirsi sui mali inevitabili.
J.W. Goethe, Viaggio in Sicilia