Recensioni

Salvo Salerno, Beninanza 2023

10 Gennaio 2023

“Beninanza” e il sapore del Medioevo siciliano

E’ una Sicilia multiculturale, quella sapientemente ricostruita da Salvo Salerno nelle pagine del romanzo storico “Beninanza”: un’isola percorsa da fermenti politici e culturali, che fa da sfondo a vicende di cavalieri e dame, in un Medioevo che volge quasi al termine

Mi ha subito incuriosito il titolo del volume: “Beninanza”, desueto sostantivo di origine provenzale che indica “benignità o bontà”: “quella fatata beninanza che solo gli eletti trovatori posseggono.” La cornice narrativa del romanzo è quella di un menestrello itinerante, un cantastorie, un affabulatore di nome Aquilante di Odogrillo che se ne va ramingo per città e castelli, intrattenendo i nobili nei loro manieri e i popolani nelle piazze, con le sue appassionanti narrazioni.

Si comprende, sin dalla lettura delle prime pagine, che il testo è storicamente molto curato; l’autore ha attinto a piene mani a cronache della storia trecentesca e a citazioni notarili, dando voce a personaggi rivisitati o inventati. Una delle cinque novelle è un resoconto notarile del ‘300, un’altra è del ‘500, un’altra ancora è una cronaca storica a cavallo tra il ‘200 e il ‘300. 

La poesia amorosa che compare tra le pagine del libro, è legata agli eredi della scuola poetica siciliana e ci trasporta nell’atmosfera del Trecento, in una Sicilia prostrata dalla guerra secolare tra baroni siciliani, angioini e aragonesi che lottano per riuscire ad impossessarsi dell’isola. 

La struttura del romanzo potrebbe ricordare in piccolo quella del “Decamerone”: una raccolta di novelle che cerca di integrare l’ideale di vita aristocratico basato sull’amor cortese, la magnanimità, la liberalità, con l’intelligenza, l’intraprendenza, l’astuzia.

Come nel “Decamerone” le donne sono il cardine intorno a cui ruota la narrazione di Aquilante: cinque eroine (tre delle quali realmente esistite), tutte diverse ma tutte capaci di tenere testa agli uomini.

I poeti del Dolce Stilnovo avevano attribuito alla donna angelicata un’ inedita centralità, ma la donna restava in ogni caso oggetto e non diventava mai soggetto della poesia; è indubbio invece che Boccaccio sia innovativo, perchè la donna del Decamerone non è più la donna-angelo, è la donna borghese, che unisce alla bellezza e alla nobiltà d’animo cortese, l’intelligenza e l’ingegno.

Analogamente le cinque eroine protagoniste dei racconti di Aquilante svelano la verità dell’universo femminile del Trecento: sotto un’apparente fragilità e una sottomissione formale al maschio, signore e padrone, esse nascondono in realtà un profondo spirito di ribellione, una pungente ironia (unita alla forza d’animo, alla scaltrezza, alla sagacia) ma soprattutto un indomito coraggio.

Ecco che Aquilante srotola davanti agli occhi del lettore, con l’abilità di un prestigiatore che conosce bene il suo mazzo di carte, la storia di Angiolina, figlia di Ruggiero di Lauria e del suo amore segreto col Delfino di Francia; quella di Lisciandra de’Baccarati “avvenente e fine donzella in età da marito”, promessa in matrimonio al giovane Prandino, ma che durante un torneo aveva acceso d’amore il Duca Roberto e quella di Gerolda di Campagna, “donna fedele alla Corona di Sicilia che voleva rendersi servizievole al giovane Re che combatteva i Siciliani dagli odiati Angioini”.

Per ultime vengono la storia di Marviglia di Rachalsem (“notizie dicono di lei che pratichi l’alchimia”) e di Macalda Scaletta moglie di Alaimo da Lentini, che con indosso l’armatura si fece ricevere dal re Pietro d’Aragona: “suscitando l’ammirazione del sovrano, come ella capì subito dal suo sguardo…”.

Sorprendente e inaspettato si rivelerà, alla fine del libro, l’incontro di Aquilante con la regina Bianca di Navarra, al governo dell’isola, dopo la morte prematura del marito Martino il giovane.

A far da quinta scenica alle novelle, vi sono i paesaggi (boschi accoglienti, radure e dolci colline, in una Sicilia ubertosa dove la natura regna incontaminata) e ancora: dimore e palazzi, castelli, torri, manieri…

“Beninanza” è un libro storicamente molto accurato, anche da un punto di vista linguistico; è un romanzo con tanto di bibliografia e note, come un saggio storico, ma il lettore viene ammaliato soprattutto dal piacere di perdersi nel racconto, di smarrirsi nel Medioevo siciliano per seguire le avventure delle dame di Aquilante di Odogrillo tra amori, tornei, inganni…tra alberi e sentieri, fino all’ultima pagina.

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