Tradizioni

Racconta Pitrè: Cu’ la voli cotta e cu’ la voli cruda

08 Aprile 2025

Perché si dice “Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda?”. Ce lo spiega Giuseppe Pitrè, raccontando una novellina raccolta a Palermo:

“C’erano una volta in un convento molti frati; questi frati, quando scendevano a refettorio, non restavano mai contenti: perché la pasta a chi pareva non fatta, a chi sfatta. “Frate Giovanni, esclamava uno; questa qui non è pasta: è colla da calzolaio.”

“Fra Giovanni, esclamava, un altro, ma che maniera è questa! Corde di chitarra invece di fili di pasta! Stride sotto i denti! Pensateci bene e non ci fate mangiare più di queste porcherie.”

Questa scena si ripeteva tutti i giorni e il povero cuoco ne aveva le tasche piene. Un bel giorno che fa? Appena l’acqua della caldaia spicca bollore, Fra Giovanni vi butta dentro una parte della pasta di tutta la Comunità; dopo un tratto un’altra parte, da ultimo tutto il rimanente. “Vedremo adesso – dice- come finirà”.

Quando gli parve tempo tolse la caldaia di su’l fuoco, colò la pasta, l’acconciò e fece servire in tavola. Ma al primo boccone, apriti cielo! I frati presero a gridare, a schiamazzare, che fu un vero casaldiavolo. Quando la tempesta s’acquetò un poco (e ci volle tutta la forza e l’autorità del priore) costui fattosi venire innanzi Fra Giovanni gli fece una grande strapazzata; ma Fra Giovanni, senza scomporsi niente, rispose: “Reverendissimo, io non so più che mi debba fare con questa benedetta Comunità, e co’ Padri religiosi che han da mangiare. Cui la voli cotta e cui la voli cruda. Io per contentare tutti ho buttata la pasta in tre volte, così in ogni piatto ce n’è per tutti.”

E così nacque il proverbio.

(G.Pitrè, Proverbi spiegati con novelline popolari siciliane, vol.1, p.15, 1880)

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