Recensioni

Isabel Allende, Violeta 2020

10 Giugno 2020

Violeta nasce nel 1920 durante l’epidemia di Spagnola e muore nel 2020 durante la pandemia.

In questo libro Isabelle Allende torna alle origini, ai suoi primi romanzi, in particolare a quel primo volume nato quasi per caso nel 1982, La casa degli spiriti.

Il padre di Violeta è un del Valle, uno dei numerosi figli di Nivea e Severo. Sua sorella è Clara, protagonista del romanzo dell’ 82.

Il libro si legge senza difficoltà, scorre piacevolmente anche per il lettore che non conosce le altre opere di Isabel Allende, ma chi ha avuto modo di approfondire la produzione letteraria della scrittrice cilena, nota che ci sono “tanti ritorni” oltre a quello dei Del Valle: il golpe, i rastrellamenti dei civili, le persecuzioni, le esecuzioni sommarie, i corpi fatti sparire nell’oceano o in fondo a una vecchia miniera …temi già affrontati anche nel romanzo D’amore e d’ombra.

Il tono dell’autrice è molto più distaccato, volutamente non indugia nella descrizione delle violenze, delle torture, come nei primi romanzi: del resto una centenaria vede tutto da una prospettiva diversa, così come Isabelle, che ormai è una signora di 80 anni.

Violeta è vittima di una passione folle per un uomo che si rivelerà un narcisista manipolatore, un uomo violento e senza scrupoli, con un’influenza negativa e distruttiva su entrambi i figli.

La “cecità” di Violeta, la conduce non solo a non riuscire a vedere quanto realmente mostruoso sia il suo compagno ma di pari passo a non comprendere quanto abberrante sia la dittatura cilena. 

Sarà un cammino lungo e difficile quello che le permetterà di essere una donna finalmente libera dalle catene mentali di una società retrogada e maschilista basata sulla sopraffazione.

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