Storie al femminile

Dalle pagine del Gattopardo: Concetta

04 Marzo 2024

“Tutti erano tranquilli e contenti. Tutti, tranne Concetta. Essa aveva si abbracciato e baciato Angelica, aveva anche respinto il “lei” che quella le dava e preteso il “tu” della loro infanzia ma lì, sotto il corpetto azzurro pallido, il cuore le veniva attanagliato; in lei si ridestava il violento sangue Salina e sotto la fronte liscia si ordivano fantasie di venefici. Tancredi sedeva tra lei e Angelica e con la compitezza puntigliosa di chi si sente in colpa divideva ugualmente sguardi, complimenti e facezie tra le due vicine; ma Concetta sentiva, animalescamente sentiva, la corrente di desiderio che scorreva dal cugino verso l’intrusa, e il cipiglietto di lei tra la fronte e il naso s’inaspriva; desiderava uccidere quanto desiderava morire.

Poiché era donna si aggrappava ai particolari: notava la grazia volgare del mignolo destro di Angelica levato in alto mentre la mano teneva il bicchiere; notava un neo rossastro sulla pelle del collo, notava il tentativo represso a metà di togliere con la mano un pezzetto di cibo rimasto tra i denti bianchissimi; notava ancora più vivacemente una certa durezza di spirito; ed a questi particolari che in realtà erano insignificanti perché bruciati dal fascino sensuale si aggrappava fiduciosa e disperata (…) sperava che Tancredi li notasse anch’egli e si disgustasse dinanzi a queste tracce palesi della differenza di educazione. Ma Tancredi li aveva di già notati e ahimè senza alcun risultato. Si lasciava trascinare dallo stimolo fisico che la femmina bellissima procurava alla sua gioventù focosa ed anche dalla eccitazione diciamo così contabile che la ragazza ricca suscitava nel suo cervello di uomo ambizioso e povero.”

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